Lavorando come nutrizionista mi capita di rispondere a domande sull'alimentazione come quella di Davide, di Pescara, che ha acquistato l'olio di cocco dopo aver letto su internet articoli molto entusiastici sulle sue presunte proprietà abbronzanti, dimagranti e dei suoi benefici su capelli e metabolismo: "dottore ma a l'olio di cocco fa male o fa bene?"

Oggi la tendenza è quella di polarizzare le nostre opinioni sugli alimenti dividendo tutto in bianco e nero con alimenti pericolosi da una parte e alimenti miracolosi dall’altra ma la realtà è un’altra, spesso più noiosa e per questo non ce la raccontiamo.

Cosa c'è nell'olio di cocco?

L’olio di cocco è formato da un miscela di acidi grassi differenti ma soprattutto SATURI (92%) tra cui Laurico, Miristico, palmitico e acidi grassi a catena media (Medium chain triglycerides o MCT, classificazione basata sulla lunghezza della catena di atomi di carbonio di cui è composta la molecola)

Ci sono due correnti di pensiero opposte sull’olio di cocco: da una parte, la stragrande maggioranza delle linee guida e della comunità scientifica internazionale ne sconsiglia l’utilizzo o comunque ne raccomanda un utilizzo moderato proprio perché, essendo ricco di grassi saturi, al pari del burro o di altri grassi di origine animale, potrebbe aumentare i livelli di colesterolo totale, soprattutto LDL e quindi il rischio di malattie cardiovascolari (secondo le indicazioni dell’American Heart Association i grassi saturi dovrebbero rappresentare meno del 10% delle calorie giornaliere).

Dall’altra parte della barricata ci sono quelli che pensano che faccia bene perché effettivamente non tutti i grassi saturi sono dannosi per la salute (ad esempio lo stearico del cioccolato o il laurico contenuto appunto nell’olio di cocco) e il loro ruolo nelle malattie cardiovascolari è stato fortemente ridimensionato, anche alla luce dei risultati dello studio PURE presentato pochi giorni fa al congresso dell'European Society of Cardiology.

La verità è più complessa ma non è raro imbattersi su internet, specie nei siti che commerciano prodotti dietetici, in articoli eccessivamente entusiastici sull’olio di cocco a cui vengono attribuite proprietà dimagranti, la capacità di aumentare la spesa energetica giornaliera (“accelerare il metabolismo”) o quella di abbassare il colesterolo.

Le presunte proprietà benefiche dell’olio di cocco deriverebbero dal diverso destino metabolico dei suoi grassi saturi (a catena media). Queste molecole non raggiungono il fegato attraverso i chilomicroni (trasportati come lipoproteine) bensì, essendo più idrosolubili, vengono assorbiti rapidamente e viaggiano direttamente attraverso il sangue.

Questo ha fatto inoltre ipotizzare un loro più rapido utilizzo a scopo energetico nei muscoli, utile negli sport aerobici (pensate alla corsa) o in chi segue una dieta chetogenica.

Ma come stanno davvero le cose?

Ad oggi mancano sufficienti dati che confermino il ruolo benefico derivante dall’assunzione di olio di cocco per la nostra salute e per il nostro metabolismo. Studi scientifici che hanno confrontato gli effetti di quest’olio con altri oli vegetali, come l’olio extravergine di oliva, e i suoi effetti sull’assetto lipidico, hanno evidenziato come non ci sia nessun motivo per preferirlo.

L’olio di cocco non contiene soltanto grassi a catena media ma anche a catena lunga come il miristico e il palmitico. In aggiunta, gli studi sui benefici dei grassi a catena media sono stati effettuati su preparazioni pure e quindi non possono essere trasposti sull’olio di cocco in quanto l’acido laurico, il maggior componente di quest’olio, ha un destino metabolico più simile a quello dei grassi a lunga catena (il 70% entra nei chilomicroni).

La confusione sull’olio di cocco sembra generata dal fatto che studi condotti su popolazioni che tradizionalmente fanno largo uso di cocco o suoi derivati (abitanti delle isole del Pacifico, Filippine, Sri Lanka ecc) non hanno riscontrato una più alta prevalenza di malattie cardiovascolari ma, vista la differenza complessiva nella dieta (più ricca di vegetali e povera di alimenti processati) e soprattutto nello stile di vita, sarebbe scorretto decontestualizzare i dati e trarre conclusioni sugli effetti dell’olio di cocco in una dieta occidentale.

Al momento sappiamo che ci sono dei grassi, i mono e poli insaturi contenuti nel pesce, nell’olio di oliva, semi (Es: lino) e frutta secca (Es: noci), che hanno un sicuro effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari e che bisogna preferirli ai grassi saturi.

In generale, i grassi saturi così come quelli contenuti nell’olio di cocco, usati con moderazione, possono tranquillamente far parte di una dieta sana ma, personalmente, non ho mai avuto alcun motivo per consigliare ai pazienti l’utilizzo di un olio tropicale che arriva a costare 5 o 6 volte un buon olio extravergine d’oliva che ha invece acclarati effetti benefici per la salute.

Se volete usarlo fate pure, non vi ucciderà, ma usatelo con moderazione perchè, come tutti gli oli, è un alimento ipercalorico e quindi può farvi facilmente prendere peso.

Spero di aver risposto a Davide e di aver fornito degli spunti interessanti o informazioni utili. Se non l'hai già fatto ti invito a cliccare mi piace sulla mia pagina facebook per non perderti i prossimi aggiornamenti.

Uno dei rimedi tentati da chi vuole mettersi a dieta per perdere peso è quello di eliminare il pane o sostituirlo con alimenti etichettati come dimagranti come ad esempio le gallette di riso. Anche Fabio, un mio paziente, aveva provato a fare la stessa cosa, chiaramente con scarso successo, ma vediamo insieme perché.

Diamo uno sguardo all’etichetta nutrizionale delle creme commerciali che portiamo sulla tavola a colazione per capire cosa contengono e quali ingredienti potrebbero essere nocivi per la nostra salute e la nostra linea.

 

Cos’è la Candida?

La Candida è un fungo normalmente presente nel nostro organismo, nell’intestino e nelle mucose delle cavità naturali del corpo. Alcune specie del genere Candida, C. Albicans in particolare, sono patogeni opportunisti che, in determinate condizioni predisponenti, come una riduzione delle capacità difensive dell’organismo, diabete o dismicrobismi dovuti all’utilizzo di antibiotici, possono provocare fastidiose infiammazioni a carico delle mucose di bocca, vagina, glande o, in pazienti immunocompromessi, a livello di organi profondi.

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AUTORE

nutrizionista conti pescaraCiao! Sono il Dott. Diego Conti, laureato in Dietistica presso l’Università G. d’Annunzio di Chieti. Mi occupo da diversi anni di Nutrizione a livello professionale attraverso consulenze personalizzate ed elaborazioni di piani alimentari per pazienti sani o malati. Mi dedico all'organizzazione di workshop riguardanti la corretta alimentazione e la prevenzione tra cui l’alimentazione nello sportivo, alimentazione in gravidanza, prevenzione dei tumori e l'alimentazione del paziente oncologico o diabetico.

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